IL REGIONALISMO IN SPAGNA

UNIVERSITÀ DI PALERMO – FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA
ATTI DEL CONVEGNO INTERNAZIONALE

Palermo-Taormina 24-28 settembre 1985

Manuel García Alvarez *

 

IL REGIONALISMO IN SPAGNA

 

Nel 1977, il nuovo Parlamento spagnolo cominciò a dibattere sulla costituzione democratica. Fu raggiunto un generale accordo, non solo sull’esigenza di definire un sistema di autonomia politica, ma anche sul conformarsi alle tendenze della costituzione repubblicana del 1931 su un punto particolare, questo fu un modo molto originale di organizzare la cosiddetta ripartizione verticale dei poteri. Fino ad allora, se consideriamo il diritto comparato, ciò che possiamo vedere è che le Costituzioni, terrò presente la classificazione impiegata dal prof. Biscaretti, eran solite generalizzare un sistema ordinario di autogoverno o solamente differenziavano per qualche parte del paese, come nel caso italiano, uno speciale regime oltre il sistema ordinario di autogoverno e autonomia. La costituzione spagnola invece garantita l’autonomia politica solo alle nazionalità che lo richiederanno. E questo l’aspetto più originale del iL REGIONALISMO IN SPAGNA COMPLETO - copiasistema spagnolo delle autonomie. Ciò non significa necessariamente che sia un aspetto positivo e lo dico perché, sebbene sia vero che la volontà delle popolazioni era presa in considerazione, ad esempio, dalla costituzione di Weimar o dall’art. 132 della costruzione italiana o anche dall’art. 29 della vigente legge fondamentale tedesca o da un’interpretazione costituzionale nel Cantone svizzero di Berna, solo nelle Carte spagnole del 1931 e del 1977 la volontà dei cittadini è direttamente presa in considerazione, non solo per richiedere eventuali modifiche, per questioni territoriali, ma anche per decidere se essi cittadini vogliano o meno vivere in un sistema di autonomia politica. Così l’art. 143 della nuova costituzione spagnola dispone che, nell’esercizio del diritto all’autonomia, le province con comuni caratteristiche storiche e culturali e le province con condizione o importanza storica regionale possano accedere all’autogoverno e formare comunità autonome. Il diritto di iniziare il processo autonomistico richiede il consenso dei Consigli di tutte le regioni e dei due terzi dei Consigli delle città, le cui popolazioni rappresentano almeno la maggioranza dell’elettorato di ciascuna provincia. I vantaggi di questa formula sarebbero stati, come fu detto, da una parte che era l’unico modo di evitare che nuovi artificiosi statuti fossero stabiliti in zone in cui non erano desiderati, dall’altra che le aree, sulla cui determinazione di operare in un sistema di autonomia politica non vi erano dubbi, sarebbero state in grado di ottenerlo immediatamente, visto che erano in grado di rispondere ad una serie di istanze previste in alcuni articoli della carta costituzionale. L’esistenza di particolari culture e di speciali esigenze di date aree, soprattutto la Catalogna e le aree basche, spinse anche il Costituente a provvedere ad una speciale soluzione, che permise a tre nazionalità, Baschi, Catalani e abitanti della Galizia, di raggiungere il più alto grado di autonomia senza essere costretti a seguire lo stesso iter delle altre regioni della Spagna.

* Professore titolare nell’Università di Leon.

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